SOCIAL NETWORK: le piazze virtuali del villaggio globale

“Se non posti, non esisti”

(L.P., studente del Gandini)

Una gif per il compleanno di Mark Zuckerberg, inventore di Facebook

“100 selfie, scelti 10, photoshoppati 5, postato 1 con il testo: “Semplicemente… io!”

(I.C., studentessa del Gandini)

“FB è il sistema migliore per ficcare il naso nelle vite degli altri, senza che lo sappiano”

(G.G. e D.T., studenti del Gandini)

Se c’è una cosa che accomuna i baby boomers, X Generation, Millenials e post-Millenials è proprio l’uso dei social network. Ogni generazione si è scelta uno o più social nei quali essere presente e comunicare nel pianeta globalizzato.

Tutte queste generazioni sanno usare uno smartphone

Ogni generazione sceglie uno o più social sui quali essere presente:

Che cos’è un social network?

Un servizio di rete sociale, chiamato social media ha come scopo di creare, se ha successo, un social network. E’ un servizio online il cui unico scopo è quello di facilitare la gestione dei rapporti sociali, consentendo la comunicazione e la condivisione di contenuti digitali di varia natura.

I social network sono nati alla fine degli anni novanta e sono divenuti molto popolari nel decennio successivo. In particolare servono a:

  • creare un profilo utente;
  • creare una lista di persone con cui rimanere in contatto;
  • pubblicare un proprio flusso.

Bisogna però precisare che il fatto di potere accedere al flusso creato da altre persone dipende sia dal social che uno sceglie sia dalle opzioni di privacy che uno decide o meno di utilizzare.

Su Facebook e Youtube si “lascia un like” o si “spollicia”, ovvero si mette “mi piace” a post o a video creati dagli influencer. Su Instagram invece si “followa”, ovvero si comincia a seguire regolarmente i contenuti proposti da una determinata pagina. Mentre su Twitter si retwetta, ovvero si risponde al tweet di qualcuno con un proprio commento.

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La funzione “share” si riferisce all’azione di pubblicare direttamente sui propri profili un certo contenuto, per garantire allo stesso una reach maggiore e sostenere l’autore dello stesso.

In tutti i social, la regola d’oro dei creatori di contenuti rimane sempre “sharing is caring”, che in italiano si può tradurre con “condividere significa tenerci”.

I contenuti e le parole che hanno maggior successo online sono spesso quelli più genuini. A volte sono accompagnati dalla frase “true story” (“storia vera”), proprio per sottolineare la veridicità di quanto si è reso pubblico. All’estremo opposto ci sono invece i contenuti “clickbait”, traducibili in italiano con “acchiappa-click”. Sono ad esempio i titoli ingannevoli dei giornali online, oppure la denominazione di un video completamente diversa dal suo contenuto. In questo caso l’unico obiettivo è fare aprire un certo link.

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Quando gli strafalcioni vengono da realtà grandi e importanti, generano i cosiddetti “epic fail”, termine che in italiano si traduce con “fallimento epico”. Esso può portare al “facepalm”, un inglesismo atto a descrivere il gesto fisico che consiste nel porre una mano aperta sopra il viso o nell’abbassare il viso all’interno di una o due mani in segno di vergogna.