UN ANTIDOTO ALLA SOLITUDINE?

Social media: lo dice la parola stessa, mezzi di comunicazione sociale. Dunque più amici, scambi, calore, più affetti. Insomma i benefici di una intensa vita sociale. E invece no: più senso di solitudine e depressione. Nel mirino Facebook, Snapchat, Instagram, messi sotto indagine dall’Università della Pennsylvania (Usa) che dichiara di avere, alla fine, rilevato un legame causale tra la quantità di tempo speso con questi social media e l’aumento di depressione e solitudine. Pubblicato sul Journal of Social and Clinical Psychology, lo studio è stato guidato dalla psicologa Melissa G. Hunt e ha coinvolto 143 studenti universitari che sono stati controllati sui tempi di dedizione a Facebook, Instagram e Snapchat anche verificando i consumi della batteria del cellulare. Sette i risultati negativi misurati tra i quali paura di essere tagliati fuori, ansia, depressione, solitudine.

Da qualche anno si parla di “Fomo” per definire la paura di restare senza connessioni, tagliati fuori, dall’inglese “fear of missing out”. «Alla fine, quello che è emerso – dice la dottoressa Hunt – è che usando meno del consueto i social si ha una significativa diminuzione della depressione e del senso di solitudine. E questo accade in modo più sensibile in quei ragazzi che erano più depressi quando sono stati arruolati nello studio». Il miglioramento dell’umore quando ci si stacca dai rapporti virtuali si pensa dipenda dal fatto che, stando sui social, in particolare su Instagram, si fanno mille e uno paragoni con la vita degli altri concludendo che la propria è scialba e insignificante. Uscendo da questi confronti e tornando alla vita reale, è più probabile che si trovino cose interessanti da fare e da vivere, conclude Melissa G. Hunt.

Diversi autori, aggiunge Caterina Viganò, medico psichiatra, ricercatore dell’Università degli studi di Milano presso l’Ospedale Sacco , la inseriscono nel gruppo delle “dipendenze senza sostanza” nelle quali «la dipendenza si instaura per ciò che si fa e mentre lo si fa, e come tutte le dipendenze crea problemi nella vita sociale, lavorativa e personale, isolamento, così come alla sospensione dell’azione si possono evidenziare sintomi di astinenza».

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Il ruolo dei social, soprattutto di quelli in cui è possibile postare immagini e selfie (Facebook, Instagram, Snapchat), sembra amplificare alcuni tratti di personalità tra cui il narcisismo. «In un recente studio il nostro gruppo di ricerca dell’Università di Milano insieme con il professor Roberto Truzoli e il gruppo del professore Phil Reed dell’Università di Swansea (Gran Bretagna), condotto con giovani tra i 18 ed i 34 anni, si conferma che l’uso dei social enfatizza la percezione, da parte delle persone con tratti narcisistici, di essere al centro dell’attenzione. Grazie alla mancanza di una censura reale in rete, queste persone possono presentarsi in modo grandioso e realizzare fantasie di onnipotenza, scollandosi sempre più dalla realtà e creando i presupposti perché i tratti narcisistici in alcuni casi arrivino a diventare un disturbo di personalità».

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Conclude la professoressa Caterina Viganò con questa raccomandazione ai colleghi: «Da questo come da altri studi si può trarre il suggerimento che in presenza di sintomi depressivi e di ansia, irritabilità, problemi nella vita sociale, anche nella popolazione adulta, è sempre utile che il medico o lo psicologo indaghino sulle modalità di uso di Internet».A volte la solitudine può diventare una condizione da cui è difficile uscire perché coincide con l’uscita dalla propria “comfort zone”, protettiva e rassicurante. A far paura è il rischio del rifiuto che può essere più forte dell’aprirsi agli altri con fiducia. In questi casi un lavoro psicologico su di sé è indispensabile per capire meglio i significati che questo sintomo assume per ognuno di noi e imparare a costruire una nostra modalità di trovare un posto nel mondo attraverso le relazioni interpersonali e la nostra socialità.

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