L’effetto della disinformazione durante il CoViD-19

Il CoViD-19 è attualmente la terza causa di morte negli Stati Uniti e le persone non vaccinate continuano a morire in gran numero. L’esitazione e il rifiuto del vaccino sono alimentati dalla disinformazione COVID-19 sulle piattaforme dei social media. Riguardo a ciò si stima ci siano 449 siti nel mondo che diffondono notizie false, di cui 274 negli USA, 57 in Francia, 44 in Germania, 20 nel Regno Unito e 41 in Italia.

Siti nel mondo che diffondono false notizie sul CoViD

Le fake news diffuse da questi siti, ricevendo milioni e milioni di visite, generano per chi le confeziona un grande profitto grazie alle pubblicità, ma soprattutto i risvolti sociali non sono di poco conto, dal momento che generano maggior esitazione nei confronti del vaccino. 

Questa infodemia COVID-19 online ha conseguenze mortali.  In Africa, ad esempio, molte persone sono riluttanti ad essere trattate con il vaccino soprattutto per le poche informazioni,che spesso risultano imprecise o perfino sbagliate, a cui hanno accesso sul web, essendo uno strumento molto meno diffuso che nel mondo occidentale.

Anche in Colombia è accaduto un fenomeno simile: i cittadini avevano poche informazioni sul virus, per il limitato accesso a internet, e quindi si sono diffuse diverse notizie false.
Nonostante in Italia siano 1,2 milioni gli utenti che seguono pagine e canali a tema vaccini, il 58% di queste hanno un’impronta No-Vax. Inoltre, secondo uno studio della Fondazione Mesit, nel corso del 2021 gli utenti No-Vax (sia assolutamente contro il vaccino che riluttanti) sarebbero aumentati del 130% rispetto all’anno precedente. Queste sono alcune delle innumerevoli conseguenze sulla popolazione di fake news e disinformazione da parte di alcuni mass media, essendosi questi approfittati delle paure del popolo digitale.

INFODEMIA: Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.

I BOT E LA DISINFORMAZIONE

Esempio di reti di disinformazione creabili dai bot in pochi secondi [Wired]

Durante il periodo pandemico, la maggior parte delle informazioni è stata diffusa e reperita sul web, quasi la metà su social media.

Tuttavia, dato l’enorme flusso di notizie, si sono diffuse fake news di pari passo con le notizie verificate e troppo spesso gli utenti non sanno distinguere le due categorie.

In particolare, l’avvento delle intelligenze artificiali ha permesso di creare e far circolare queste informazioni in modo pericolosamente rapido e incontrollabile.

I cosiddetti “bots” riescono a ricalcare i comportamenti di una persona reale, camuffandosi tra gli account genuini; quello che si sta dunque cercando di fare, è di sconfiggerli con la loro stesso arma, l’intelligenza artificiale che può riconoscerle e avvertire gli utenti.

DISINFORMAZIONE DEI MASS MEDIA IN ITALIA

Il JMIR ha eseguito uno studio sull’impatto dei mass-media italiani sulla pandemia. Dai ciò è risultato che, soprattutto verso la parte iniziale della pandemia, è stata presente una frequenza elevata di ricerche mendose. I risultati di tale analisi evidenziano un ruolo decisivo nella diffusione dell’infodemia COVID-19 da parte dei mass media italiani, favorendo un uso inadeguato di termini legati al nuovo coronavirus. Pertanto si sprona i direttori dei canali di notizie e dei giornali ad essere più cauti e inoltre si stimola un controllo più ferreo su tali notizie. Per apprezzare al meglio l’analisi infodemiologica si consiglia di analizzare i dati presenti in questo articolo. La disinformazione su questi argomenti e le poche conoscenze che abbiamo riguardo alcuni ambiti della pandemia, sottolinea il Corriere, hanno portato alla creazione e alla diffusioni di diverse teorie sull’origine del COVID-19 o sui vaccini, alcune delle quali si discostano totalmente dalla realtà.

DISINFORMAZIONE SUI SOCIAL NEGLI USA

I social si sono rilevati il miglior mezzo per diffondere la disinformazione a causa del poco controllo e filtraggio delle notizie che vi circolano, oltre che per il funzionamento degli algoritmi su cui si basano, che danno la priorità ai contenuti maggiormente cercati dagli utenti. In questo modo è sufficiente che una fonte poco credibile diffonda notizie non completamente attendibili per registrare, in pochissimo tempo, la diffusione che ha la fake news nella rete.

Negli USA non esistono leggi universalmente valide che vietino la diffusione di false notizie: solo alcune compagnie mediatiche hanno politiche interne volte a frenare la loro  diffusione. La questione quindi è puramente etico-morale.

E’ infine fondamentale considerare la grande attenzione che da parte dei media è stata destinata alla sperimentazione e distribuzione dei vaccini, ma non sulla distribuzione di informazioni affidabili né sulla mitigazione della disinformazione.

LOTTA ALLA DISINFORMAZIONE DURANTE LA PANDEMIA

La pandemia ha messo ancor più in evidenza la portata e la gravità del fenomeno delle fake news, i cui autori hanno trovato terreno fertile durante un periodo più che mai caratterizzato dall’incertezza. Con l’arrivo del Covid, e successivamente dei vaccini, il loro numero è cresciuto a dismisura, portando alcune persone ad assumere comportamenti errati contravvenendo alle indicazioni degli scienziati e dei governi. Questo legame è stato riscontrato da vari studi, tra i quali quello del King’s College di Londra, che è riuscito a provare la stretta relazione tra le credenze complottiste e la noncuranza delle linee guida sulla salute pubblica.

Per contrastare la crescente disinformazione diffusa su Internet, gli stessi Social Media si sono avvalsi di apposite pagine gestite da enti governativi in cui riportare dati e studi inerenti alla pandemia di Covid-19. 

COVID SENZA INTERNET

Un’infermiera controlla la temperatura corporea di alcune donne indiane in un villaggio rurale.

Poco prima del primo lockdown CoViD-19 le persone senza un accesso ad Internet erano circa 3,5 miliardi. Mentre una parte della popolazione mondiale ha potuto seguire pedissequamente l’andamento della pandemia attraverso i propri dispositivi, in molte zone rurali e meno sviluppate del mondo, come ad esempio in Colombia, le prime notizie sono arrivate per passaparola e frammentate. Gli abitanti di questi paesi si sono visti chiusi in casa da un giorno all’altro, senza poter lavorare, andare a scuola o connettersi ad internet per attuare lo smart-working.

Percentuale di persone quotidianamente connesse a internet dal 2005 [CNN]

Secondo le stime delle Nazioni Unite, quasi la metà della popolazione mondiale, il 46%, non è ancora connessa a Internet. Per quelle persone, il lockdown ha significato perdere l’accesso immediato a informazioni vitali sulla salute pubblica, opportunità di lavoro a distanza, apprendimento online, appuntamenti di telemedicina, consegne di generi alimentari, servizi religiosi in streaming live – matrimoni e persino funerali – così come innumerevoli altri modi viviamo sempre più le nostre vite online.

I governi di tutto il mondo si sono impegnati a fornire l’accesso universale entro il 2020, ma il divario digitale è ancora profondo e sta aumentando le disuguaglianze anche offline.