CYBERBULLISMO: quando il branco si scatena

Nella società odierna le tecnologie hanno permesso l’evoluzione del bullismo in cyberbullismo, poiché oggi si può ferire una persona colpendo il suo alter-ego digitale con uno smartphone, tablet, computer o qualunque strumento collegato al web.

Alcuni degli insulti più postati sul web nei casi di cyberbullismo

L’anonimato e la virulenza sono le principali differenze fra il cyberbullismo e il bullismo. Infatti, nei vari social si possono utilizzare nickname non inerenti al proprio nome o al luogo in cui si vive e questo rende il cyberbullo più subdolo, vigliacco e pericoloso.

La viralità di un contenuto e i commenti dei lettori successivi al post iniziale possono aumentarne enormemente l’effetto negativo sull’individuo oggetto del cyberbullismo.

Tabella MIUR sulle differenze fra bullismo e cyberbullismo
Un video dell’IIS Rossellini di Roma in collaborazione con il Comando Generale CC e Associazione Nazionale Giovani

Il progetto dell’IIS Rossellini mostra come avviene uno dei fenomeni più inquietanti e devastanti del mondo giovanile scolastico: il 30% degli studenti afferma di essere stato infastidito o addirittura bullizzato via smartphone, uno strumento micidiale in mano a ragazzi poco preparati ad usare tecnologie cosi potenti.

Il cyberbullismo agisce su alcuni parametri: altezza, peso, aspetto fisico, colore della pelle, religione del bullizzato, e, caso di eccezionale gravità, spesso postato sul web, nei casi di disabilità.

E’ un fenomeno sui cui occorre vigilare e intervenire, perché periodicamente nelle classi può verificarsi.

Body shaming

“Far vergognare qualcuno del proprio corpo”: questo è il significato di body shaming, un neologismo inglese che indica un fenomeno di cyberbullismo molto diffuso nei social network tra i giovani.

Il body shaming consiste nello svergognare, deridere e criticare il corpo o la fisionomia di un’altra persona. Le vittime vengono insultate a causa di aspetti del loro corpo che non si conformano agli standard di bellezza mainstream nei social: la presenza/assenza dei peli, il peso e l’altezza, un taglio di capelli particolare, la forma delle orecchie o un semplice neo più visibile di altri, e molti altri.

Accade così che ogni tipo di corpo può essere oggetto di body shaming, anche perché l’angoscia di mostrarsi sui social network, narcisisticamente fieri del proprio fisico, aumenta i  riferimenti ai modelli ideali che spesso rispecchiano i canoni della moda. Sui social viene spacciata come vera bellezza quella delle celebrità più in voga con un fisico perfetto agli occhi di tutti. Questi standard sono però fasulli, perché è Internet stesso ad essere veicolo impassibile dei fotoritocchi delle foto più ritoccate.

La relazione tra body shaming e social è evidente. Sui social infatti le conseguenze di questo fenomeno vengono amplificate esponenzialmente: non è più necessario interfacciarsi con la vittima, poiché attraverso il nostro telefono ed una connessione wi-fi il nostro messaggio potrà diffondersi anche nei meandri più sconosciuti di Internet.

È possibile affermare che vi sia una duplice difesa per chi fa body shaming: 1) lo schermo non permette di provare empatia e 2) l’anonimato di un semplice commento ad un video di Tik Tok o a un post su Instagram non fa percepire la reazione e il dolore della vittima.

Proprio questo fa sentire protetto chi posta immagini o commento offensivi per il corpo della vittima: non ci sentiamo noi stessi, creiamo un altro personaggio, una sfumatura di noi stessi completamente distaccata dalla nostra persona che agisce senza quei paletti sociali che si rispettano nella vita di tutti i giorni, proprio perché le conseguenze immediate delle nostre azioni ci paiono addirittura inesistenti.

Alcuni commenti di body shaming sono in grado di indurre effetti psicologici disastrosi nella vittima e possono configurarsi come reato: ciò che scriviamo giornalmente nei social persiste anche al nostro tentativo di cancellazione e nella psiche della vittima. Infatti oltre ai molteplici capi d’accusa quali diffamazione o interferenze illecite, è possibile venire anche accusati di istigazione al suicidio o di danni biologici e psicologici permanenti.

Internet ha una giurisdizione ed è bene non dimenticarlo. Infatti molti giovani sugli stessi social, attuando un utilizzo consapevole ed educativo di essi, si impegnano a diffondere messaggi di inclusività e di accettazione nei riguardi di quelle piccole diversità, anche fisiche, che ci caratterizzano e ci rendono unici. Come si sa, “la bellezza è soggettiva”. Ciò ci rende tutti possibili vittime di body shaming.