SEXTING, REVENGE PORN, VICTIM BLAMING, GROOMING

“Posta con la testa” – Una nostra gif che unisce due campagne di Pubblicità Progresso: Ministero delle Poste Italiane e Dipartimento di Giustizia UK

La sessualizzazione della rete è avvenuta anche perché “i social e la rete sono diventati veicoli privilegiati dell’espressione della sessualità, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti” (A. Bellandi Saladini).

Due sex simbol di Hollywood: Nicole Kidman e Brad Pitt

Molti giovani e giovanissimi, per apparire ed essere apprezzati, postano di tutto e condividono pezzi interi della propria vita sul loro profilo social. Foto dei loro pasti, dei luoghi e degli amici che frequentano, dei voti che prendono a scuola. Ormai è un’abitudine, svolta regolarmente, anche con ingenuità, e che nasconde in alcuni casi seri pericoli per gli adolescenti, sia a livello psicologico sia fisico.

Stalking, sexting, revenge porn, grooming, body shaming sono veri e propri reati.  L’anonimità e la viralità del web in questo settore rende più insidiose e spietate le aggressioni, che prendono di mira la sessualità delle persone. Purtroppo i casi sono molto frequenti.

Sexting

Si parla di sexting quando, spesso tra fidanzati, si condividono in maniera consensuale materiali fotografici espliciti, utilizzando varie chat o social. Capita però che alcune persone inviino il materiale anche agli amici più fidati, o che postino come prova di coraggio oppure per obbligo.

È molto alto in questi casi il rischio di sextortion, ossia l’uso delle immagini come materiale di ricatto per ottenerne altre. A seguito della diffusione delle immagini esplicite, le osservazioni delle altre persone possono risultare particolarmente dolorose, soprattutto per le ragazze, che possono spingersi fino a conseguenze estreme. E’ capitato che ragazzi o ragazze vittime di sextortion abbiano cercato di togliersi la vita, fortunatamente senza riuscirci.

Il comportamento giusto da assumere se si è vittima di sexting, è parlare con qualcuno di fidato: un parente o un consulente psicologico della locale ASST, che provvederà a contattare la polizia postale e il provider per limitare i danni.

Revenge Porn

Quando in una coppia si pratica il sexting (cioè ci si scambia via social immagini esplicite dei propri corpi), se il rapporto si conclude in modo traumatico, può capitare che chi si è sentito ferito o danneggiato si vendichi, diffondendo le immagini esplicite del partner nel web per rovinarne la reputazione. Il termine Revenge Porn si potrebbe tradurre “pornovendetta”.

La vittima del revenge porn può arrivare a punti di disperazione tali da suicidarsi, come è stato il caso di Tiziana Cantone, il cui fidanzato aveva diffuso sul web le immagini dei loro incontri dopo essere stato lasciato.

Il fenomeno del revenge porn non riguarda solo gli adulti ma ha preso piede anche tra gli adolescenti. Secondo una ricerca di Skuola.net, noto portale per studenti, un quarto dei ragazzi intervistati tra i 13 e i 18 anni avrebbe praticato del sexting, mentre il 15% del totale è stato vittima di revenge porn.

La fascia d’età degli adolescenti è una di quelle più vulnerabili perché se le foto dovessero finire in mani sbagliate, si tratterebbe di diffusione di materiale pedopornografico.

Dal mese di agosto 2019, grazie ad una legge nota come “Codice Rosso”, il Revenge Porn è un delitto contro la persona, punito in maniera severa. 

Victim blaming

Si parla di colpevolizzazione della vittima, o victim blaming, quando qualcuno ritiene che una vittima sia, almeno in parte, responsabile del torto subito. È quel meccanismo che, davanti a un episodio di violenza, porta le persone ad attribuire una certa colpa dell’accaduto alla vittima e a pensare: “Se l’è andata a cercare”.

Si arriva così a scagionare, almeno in parte, il solo e unico responsabile del reato. Nel victim blaming è la reputazione della vittima stessa a essere macchiata. Le conseguenze di questo possono essere diverse:

La vittimizzazione secondaria ossia una seconda violenza, infierendo con domande inopportune e mancato sostegno la vittima;

La vergogna: la vittima ha la percezione di essere responsabile del torto subito. La vergogna costituisce un ulteriore peso da aggiungere alla situazione. È proprio qui infatti che inizia ad autocolpevolizzarsi;

Il suicidio: quest’ultima conseguenza è sicuramente correlata alla precedente. Il fatto di non essere riconosciuti come vittima e di sentirsi estremamente incompresi e colpevoli può generare, nella peggiore delle ipotesi, pensieri suicidi.

Attraverso il D.Lgs. del 2015 n. 212, l’Italia dà attuazione alla direttiva 2012/29/UE riguardante i diritti, l’assistenza e la protezione delle vittime di reato.

Uno degli scopi principali della direttiva è tutelare la vittima. Dal punto di vista legale e giuridico si vogliono individuare delle modalità di protezione della vittima che le permettano di testimoniare al processo, senza poi dover scontare le eventuali ripercussioni negative derivabili dalla sua visibilità.

Grooming

Entriamo in una delle aree più tossiche del web, perchè il grooming è un reato che vede come vittime indifese proprio gli adolescenti.

Con il termine grooming si allude alla pratica messa in atto da persone adulte che porta, o che cerca di portare, all’adescamento di bambini. Infatti l’adulto, protetto dall’anonimato consentitogli dal web riesce, mettendo in atto tecniche manipolatorie, ad ottenere la fiducia del bambino per poi abusarne ed approfittarne in diversi modi.

Il termine “grooming”, deriva dall’inglese “to groom”, un verbo che, tradotto letteralmente significa “servo, ragazzo in posizione di inferiorità”. Nel 1985 il Chicago Tribune ha utilizzato questo termine per riferirsi a “molestatori amichevoli che familiarizzano con le loro vittime conquistandone la fiducia mentre segretamente adescano il bambino per farne un  partner sessuale”. 

Date le caratteristiche lente e manipolatorie che l’adescatore mette in atto sulla vittima, risulta fondamentale saper riconoscere questi comportamenti per poterli riconoscere ed evitare.

Infatti l’adescamento online è un processo che avviene in un ampio periodo di tempo, nel quale è difficile rendersi conto della manipolazione psicologica che l’adulto mette in atto, specialmente se l’età del bambino è molto bassa. L’adescamento si instaura come un atto di cura e attenzione verso la vittima che produrrà, col passare del tempo, un rapporto di fiducia tra i due. L’efficacia di questi comportamenti è inoltre data dalla specifica psicologia del grooming, che permette all’adulto di manipolare la consapevolezza del bambino, facendo apparire ai suoi occhi bontà e attenzione al posto di manipolazione e tornaconto personale.

Le principali fasi di questa pratica sono:

.  formazione dell’amicizia (friendship forming stage)

.  formazione della relazione (relationship-forming stage)

.  valutazione del rischio (risk assessment stage)

.  esclusività del rapporto (exclusivity stage)

Nella prima fase in genere l’adulto, dopo aver scelto la sua vittima, instaura con essa una conversazione cercando di reperire informazioni, tra le quali l’aspetto tramite l’invio di fotografie. Dopo l’approccio iniziale il predatore inizierà ad instaurare un legame di amicizia con la vittima tramite argomenti studiati apposta per interessare quest’ultima.

Nella seconda fase l’adescatore vorrà essere sicuro di non correre alcun pericolo, chiederà quindi al  minore informazioni quali il collocamento usuale del suo dispositivo e il grado  d’attenzione che i suoi genitori mantengono sulla sua vita online. Dopo essersi accertato di non essere scoperto e aver ottenuto  la massima fiducia del minore, chiederà ad esso la segretezza della loro relazione che, in genere, potrà  aver preso connotati fisici e sentimentali.

Una volta conclusesi le fasi iniziali, il molestatore userà atteggiamenti sessuali sempre più espliciti che possono sfociare in “texting a senso unico”, in cui  l’adulto si dilungherà nella descrizioni di pratiche sessuali da poter svolgere insieme alla vittima, o addirittura in molestie perpetrate nella vita reale. A questo punto l’equilibrio psichico del bambino è ormai turbato, l’adolescente è soggiogato e il grooming ha raggiunto il suo scopo.

 Al fine di pervenire questi atti è importante sviluppare una forte consapevolezza delle conseguenze che potrebbe avere inviare dei contenuti, siano essi sessuali o meno, in chat su internet, soprattutto se esse si stanno svolgendo con sconosciuti.

Una legislazione italiana ed europea molto dettagliata protegge dal 2012 le vittime di grooming, che possono chiedere un risarcimento dei danni e il bando dal web dei materiali che li riguardano