HATE SPEECH: l’odio in rete

I discorsi di Hitler, un campionario perfetto di hate speech

L’hate speech –  o “incitamento all’odio” o meglio “discorso di incitamento all’odio” – è una comunicazione con parole e/o con immagini che esprime odio e incita all’intolleranza, al pregiudizio o alla paura nei confronti di un soggetto o di un gruppo di persone. Le categorie più vulnerabili sono persone che appartengono a diversa etnia o cultura, orientamento sessuale o religioso, oppure hanno una disabilità o diversità.

Esempio per eccellenza è la teorizzazione della superiorità della razza ariana durante il nazismo, seguita dall’odio e dalla persecuzione delle minoranze. Fu proprio nel Novecento che negli Stati Uniti nacque la definizione di hate speech, e negli anni Venti sorsero i primi documenti legislativi a tutela delle minoranze.

Le 11 regole di Goebbels sono alla base dell’hate speech e delle fake news
Una manifestazione negazionista del KKK nell’America degli anni ’50
L’antisemitismo vive anche oggi grazie alle fake-teorie negazioniste

Secondo l’Enciclopedia Treccani le fasce sociali oggi più colpite sono: stranieri e immigrati, donne, persone di colore, LGBTQ+, credenti in altre religioni, diversamente abili e anziani.

Post di haters razzisti alla notizia di un nuovo naufragio nel Mediterraneo

Hate speech nei social network

Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto particolare rilevanza nei social network, che hanno incrementato i profili di haters e troll che incitano all’odio, a tal punto che i governi hanno dovuto adottare misure di contenimento e repressione per limitare le gravi conseguenze di questo fenomeno. Per questo è sempre più urgente un’educazione civica digitale specifica per le nuove generazioni.

Greta Thunberg è uno dei bersagli preferiti degli haters

In rete ognuno ha la possibilità di esprimersi senza filtri attraverso l’anonimato. Spesso si crea l’illusione che il mondo virtuale sia una dimensione dove tutto è lecito, quando in realtà le conseguenze esistono. La persona offesa subisce azioni negative quali cyberbullismo,  cyberstalking, odio politico o razziale, ecc. Le conseguenze possono essere depressione, isolamento, ma anche suicidio o omicidio. Un hater colpevole, perseguito penalmente, può rischiare fino a quattro anni di reclusione.

Big Tech contro l’hate speech

Google e Facebook hanno affidato la stesura delle norme di utilizzo ai cosiddetti deciders, un gruppo di “saggi” che decide i limiti della libera espressione nel web.

YouTube vieta esplicitamente l’hate speech; Facebook ammette solo messaggi “a fini satirici”; Twitter non vieta l’hate speech se non per gli annunci pubblicitari.

Il messaggio di YouTube per un video bannato

Facebook in particolare ha dichiarato di voler agire in prima linea attraverso precisi provvedimenti. Nei paesi in guerra infatti alcuni post discriminatori hanno causato l’aumento del numero di uccisioni. Nel 2018 per esempio Facebook ha rimosso tutte le pagine che negavano l’olocausto, per limitare il più possibile la diffusione di fake news. Di recente, il social ha deciso di chiudere gli account di Casapound e Forza Nuova perché “accusate di diffondere odio” (con tanto di controaccusa da parte dei due partiti di estrema destra per reato di diffamazione, adducendo a sostegno delle loro teorie la libertà di opinione).

Durante le campagne elettorali Amnesty International ha inaugurato il barometro dell’odio, contro i politici italiani che hanno usato l’hate speech durante le elezioni dello scorso 26 maggio per ottenere consensi, puntando su bersagli quali migranti, musulmani e donne.

Come gestire i contenuti di odio quando ti sfiorano o ti coinvolgono?

Non rispondere e non cedere a una provocazione: non ne vale la pena e questo spesso permette di non alimentare l’aggressività di un hater;

Segnalare: tutti i social hanno la particolare funzione di segnalazione di abusi o comportamenti scorretti da parte di altri utenti. L’eventuale segnalazione viene poi verificata da terzi al fine di evitare falsi positivi. Essendo le interazioni negative sul web innumerevoli, negli ultimi anni sono stati sviluppati meccanismi automatici di limitazione di contenuti (detenction) attraverso algoritmi che analizzano il linguaggio dei commenti;

Bannare: puoi bloccare il soggetto interessato affinché non ti disturbi più;

Denunciare: è possibile denunciare alla Polizia postale il responsabile di un commento lesivo.

L’atteggiamento più sbagliato per chi è colpito da hate speech può essere quello di isolarsi e non parlare con persone fidate o esperti. Queste figure potrebbero sostenerti e aiutarti a gestire razionalmente la situazione.

Clicca qui per vedere uno spot di Amnesty International contro l’hate speech