CYBERDIPENDENZE: Ludopatia on/off line Giocare, una passione… ossessivo/compulsiva

Si gioca, si è giocato e si giocherà sempre. Non si capisce perché Internet dovrebbe essere un luogo senza giochi.

I giochi al computer sono nati insieme ai primi PC assemblati nei garage californiani dei fondatori della Silicon Valley.

Pong della statunitense Atari è stato uno dei primi giochi al computer

Negli anni ’80 arrivarono i primi videogiochi da bar, molto simili alle macchine installate nelle odierne sale giochi: con l’equivalente di 1 euro si facevano un paio di partite che potevano durare, a secondo della bravura del giocatore, da un paio di minuti a qualche ora. Ai tempi delle prime macchine da bar, i soldi inseriti da qualche giocatore poco esperto ma desideroso di migliorare raggiungevano cifre ragguardevoli.

Ancora oggi, in un pomeriggio in una sala di videogiochi si possono spendere alcune decine di euro.

Una sala giochi degli anni 2010

Molti giochi fisici hanno il loro equivalente digitale e non vediamo una particolare differenza di  valore nel tempo dedicato a un gioco da tavolo o a un gioco di gruppo in digitale: giocare è divertente comunque e alla nostra età è un’esigenza fisica e psicologica; a volte l’abbiamo fatto anche durante qualche lezione in classe.

Ciò che trasforma decisamente i giochi digitali in una dipendenza (ludopatia)  è la difficoltà a smettere di giocare e lo stato di ansia/frustrazione quando il gioco non va come vorremmo. Ci sono alcuni videogiochi che, grazie a continui miglioramenti nella user experience, hanno finito per influire negativamente sull’equilibrio psicologico del giocatore, risucchiato in una dimensione in cui la vita si basa sul gioco.

Tipi di giochi che vanno di moda

Ci sono tre tipologie di giochi:

  • free to play, giochi gratuiti (o quasi);
  • pay to play: giochi tradizionali che si scaricano online o si acquista il CD in negozio;
  • pay to win: giochi in cui pagando si può guadagnare denaro, quindi tipicamente i giochi d’azzardo.

Free to play

Guarda il trailer di Fortnite chapter 1

Fortnite ha spopolato tra i ragazzi già dal giorno in cui è uscito, nel 2017. Estremamente celebre, ha causato molte situazioni di disagio all’interno delle famiglie, rendendo i ragazzi dipendenti da esso a tal punto da cancellare dalla loro testa tutto il resto. Può causare anche sbalzi d’umore (quando si gioca si è piuttosto nervosi, e tristi quando non si gioca). Un gioco digitale così genera dipendenza perché la qualità delle storie, delle combinazioni e delle grafiche 3D è irresistibile.

Gli schemi di gioco sono spesso basati su sfide del tipo uno contro tutti, tutti contro tutti, gruppi di estranei o di amici che collaborano o si combattono: la varietà degli schemi delle partite è un meccanismo che fa parte del fascino del gioco, perché c’è anche un’app interna di messaggistica.   Molti di noi hanno ammesso che giocare troppo genera anche malinconia, stanchezza, tristezza, senso di frustrazione, alienazione soprattutto quando si termina di giocare senza aver raggiunto gli obiettivi prefissati. Infatti spesso si punta a un obiettivo in denaro o cybervaluta equivalente da spendere nel web per altri giochi, ma vincere non è facile.

Funzionamento dei free to play

Ma come funzionano i free to play? Nella maggior parte dei giochi occorre possedere una valuta digitale che serve per entrare nelle sessioni, regalata all’inizio o acquistabile poi a un prezzo modico, ma anche conquistabile con bonus giornalieri e sfide facili da completare Le cifre investite sono molto economiche, da comprare nel negozio di microtransazioni. Se si è fortunati si possono vincere tutti i soldi delle quote di partecipazione degli altri, ma quasi sempre si perde del tutto la valuta impiegata per la quota d’ingresso.

Con la diffusione dei giochi free to play molti sviluppatori hanno aggiunto pubblicità (sui giochi del telefono) e molte più microtransazioni: nel concreto significa che per giocare bene, dopo un inizio gratis, si deve pagare una microtransazione per far acquistare al tuo personaggio un “potere” speciale (ad esempio camminare sull’acqua), o personalizzarlo con un “cosmetico”, avere un servizio come la messaggistica ecc. Non vi è secondo noi alcuna differenza con quanto avveniva nei primi giochi da bar e poi nelle sale giochi. Si possono anche spendere da 10/20 euro in un pomeriggio.

Un esempio di microtransazioni: per acquistare valuta, superpoteri o “cosmetici”

Pay to win

Sull’app store o google play ci sono molti giochi gratuiti, soprattutto di carte come poker o blackjack, che simulano i classici giochi da casinò

Altri giochi

Esistono anche giochi come Minecraft (il più venduto di sempre), ritenuti relativamente innocui e stimolanti per la creatività. Minecraft viene rilasciato il 18 novembre del 2011, vince numerosi premi e viene giudicato positivamente dalla critica. Esistono tre modalità di gioco: creativa (la migliore perché stimola la fantasia del player), sopravvivenza (brutale e “spaventosa” anche se rispetta il “family friendly”) e avventura (utilizzata per aggiungere eventi secondari, quali mappe e territori di gioco creati da altri giocatori).

Hay Day è un gioco gestionale a sfondo green-agricolo: molto divertente piace a tutti, soprattutto alle ragazze.

Anche Gensin Impact free to play è molto scaricato su smartphone

Realtà virtuale e giochi immersivi

La realtà virtuale, invece, è un’invenzione straordinaria, purché ci si ponga un limite di tempo all’utilizzo. Essa rende il gioco estremamente immersivo con alcuni problemi: tenere il VR sul capo per molto tempo è fastidioso, oltretutto gli occhi iniziano a bruciare dopo circa un’ora e anche il cervello si affatica. Possiamo quindi immaginare che, migliorando la portabilità dei visori la dipendenza da videogiochi potrebbe ulteriormente aumentare.